Premettendo che non vogliamo assolutamente metterci in contrapposizione con le numerose federazioni che sono nate in tutto il globo, con alcune delle quali tra l’altro abbiamo il piacere di collaborare per sviluppare e rendere attuale il mondo delle arti marziali, esponiamo le seguenti considerazioni che sono alla base della nostra filosofia e dei nostri insegnamenti. Le arti marziali antiche, tra le quali il Muay Thai, nascono in estremo oriente in epoche e culture assai lontane dalla nostra. Inizialmente, esse venivano utilizzate quasi esclusivamente nelle guerre e nelle battaglie locali che si susseguivano frequentemente. Con il passare dei secoli e con l’aumentare dei periodi di pace le arti marziali trovano nuova linfa vitale all’interno di templi, monasteri e campi di allenamento, nei quali le applicazioni principali sono la crescita fisica e spirituale di chi si dedica ad esse con impegno e sacrificio. E’ questo il momento in cui si sviluppano i principi, gli stili e le scuole di pensiero dei primi maestri che ancora oggi studiamo. Allora però, i praticanti erano una piccolissima percentuale della popolazione, in quanto il sacrificio fisico e spirituale non era alla portata di tutti. I duri allenamenti, le privazioni, la completa dedizione e la vita monacale che veniva richiesta al tempo, formavano dei veri e propri guerrieri del corpo e della mente. Questo portava ad avere un rapporto strettissimo e quasi familiare tra allievo e maestro. Nei secoli successivi, con l’aumento della popolazione, e con il miglioramento delle condizioni di vita dovute allo sviluppo politico e tecnologico delle civiltà, le arti marziali subiscono un’ulteriore trasformazione, stavolta molto più radicale e profonda, che le porterà ad essere considerate dei metodi di allenamento militare oppure delle semplici discipline sportive. In questa nuova ottica, avviene una vera esplosione del numero di praticanti che porterà all’esigenza di dover codificare e regolamentare ciò che è nato senza codici e senza regolamenti. Ed è proprio in questo periodo che cominciano ad apparire grandi federazioni nazionali ed internazionali che grazie all’enorme quantità di praticanti diventeranno sempre più potenti e sempre più numerose. All’interno di esse poi, viste le loro dimensioni, la figura del maestro diventa semplicemente l’apice di una forte gerarchia occidentalizzata formata da altri maestri, istruttori, assistenti istruttori, ecc, formati ed esaminati da commissioni più o meno qualificate. Quì nasce il grande problema di uno sviluppo sostenibile, senza perdita della qualità e della tradizione orientale. Purtroppo i grandi interessi economici, che anticamente erano distanti anni luce dalle arti marziali, nel nostro contesto moderno guidano e indirizzano le scelte dei praticanti portando a forti contraddizioni, come ad esempio la presenza incomprensibile e contemporanea di numerosi campioni da ring nazionali e internazionali di una stessa disciplina (ma di federazioni diverse), la nascita di sessioni di esame di gruppo a pagamento, corsi per istruttori molto cari che in poche ore di insegnamento portano alla consegna di attestati altisonanti, costose iscrizioni a federazioni più o meno famose, diplomi vari, stage su singole tecniche che cambiano nome ogni anno ed altre iniziative sempre tutte rigorosamente a pagamento. Sia chiaro, esistono delle eccezioni e delle sanissime realtà anche nel mondo attuale. Ma noi riteniamo che le arti marziali siano altra cosa: quelle originali dei tempi antichi. Innanzi tutto l’arte marziale non era uno sport, non aveva delle regole di punteggio, degli arbitri e nemmeno dei ring. L’arte marziale era l’arte del combattere, e come sappiamo in guerra c’erano ben poche regole, per lo più basate sulla coscienza umana. Nell’arte marziale non esisteva il rapporto tra allievo e federazione, ma esisteva il rapporto strettissimo tra allievo e maestro. Il maestro non esaminava il proprio allievo durante una seduta d’esame, ma durante tutta la sua vita marziale. Il maestro non dava diplomi, coppe e medaglie, ma infondeva la propria sapienza all’allievo meritevole e lo dichiarava pronto o non pronto per imparare nuove conoscenze. L’allievo in cambio contribuiva con le proprie limitate risorse economiche alla sussistenza (e non all’arricchimento) della scuola e rispettava senza esitazioni le regole imposte dal proprio maestro. Questi sono i semplici principi fondanti delle arti marziali, e noi vogliamo perseguirli ancora oggi, pur sapendo di dover lo stesso coesistere con la realtà moderna e occidentale che comunque ha contribuito positivamente alla divulgazione a livello planetario di conoscenze antichissime e in precedenza nascoste gelosamente. Per concludere, riteniamo che rispettando e seguendo rigorosamente questi principi risalenti a molti secoli fa, l’allievo moderno possa affrontare tutte le sfide, tanto quelle più antiche come la difesa personale e il rafforzamento dello spirito, quanto quelle più moderne come le competizioni sportive e la realizzazione nella vita di tutti i giorni.

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